Fra big data e privacy

Di   5 dicembre 2017

La privacy così come l’abbiamo conosciuta in passato non è più possibile. Il modo convenzionale che abbiamo di pensare alla privacy è morto”. Ogni frazione delle nostre informazioni personali è attualmente a disposizione di chi vuole entrarne in possesso. Centro Studi Argo analizza la situazione

Nell’arco dei prossimi quindici anni, con il crescere della porzione delle nostre vite catturata da tecnologie Big Data, le norme cambieranno ulteriormente e si spera in un senso più ragionevole di alcune norme inapplicabili come il discutibile “diritto all’oblio”.Quello che oggi costituisce un comportamento scandaloso non sarà altrettanto anomalo o degno di nota. Dovremo accettare sempre di più la fallibilità che si accompagna all’essere umani, perché ognuno di noi avrà i suoi errori e segreti conservati in dati indelebili. Anche con queste norme in mutamento, sarà comunque necessario cercare di impedire che informazioni essenziali come il nostro corredo genetico diventino di dominio pubblico. Mentre i Big Data erodono la privacy, ci sono alcune cose per la cui segretezza vale la pena lottare. Il nuovo regolamento europeo, a cui si dovrà essere compliance entro maggio 2018, prevede l’introduzione di concetti come la Privacy by design e il Data Protection Officer, che sono due – ottimi – concetti per un più responsabile immagazzinamento e protezione dei dati raccolti ma da parte di reti, programmi, istituzioni che non hanno fini commerciali. La vera battaglia si giocherà invece nel pensare una legislazione restrittiva per le iniziative commerciali che le sfruttano, nell’uniformare le varie legislazioni nazionali comunitarie, avere la forza di metterle in essere sul territorio anche per quelle extracomunitarie e attraverso sanzioni abbastanza pesanti da rendere economicamente sconveniente l’infrazione.